La grande casa nella piccola città

La grande casa nella piccola città

Angelo Aldo Marchetti – 2009

 


Indice:


- La famiglia Revedin


- Conte Francesco Revedin


- Dott. Comm. Pietro Rinaldi


- Cav. Uff. Vittorio Rinaldi


- Famiglia Bolasco


- Comm. Rino Bolasco Piccinelli


- Stefano e Carmine Bolasco Piccinelli


- Mercedes Raselli Bolasco


- La Grande Casa


- La vita nella Grande Casa


- Alcune vicende degli anni 1967-1971


 

Villa e Parco Revedin Bolasco sono parte importante della storia di Castelfranco Veneto, a cominciare dal ruolo primario che hanno avuto nella vita sociale della Città le famiglie proprietarie via via qui succedutesi. Dal Conte Francesco Revedin, alla famiglia Rinaldi (padre e figlio), al Comm. Rino Bolasco vi hanno dimorato l’ultimo Podestà del dominio austriaco, Sindaci e Podestà del Regno d’Italia. Determinante il ruolo anche nel tessuto economico, con le presidenze dei due più importanti istituti di credito, dalla Banca Popolare di Castelfranco Veneto alla Cassa di Risparmio locale sino alla sua fusione con quella della Marca Trivigiana. Ecco allora che il fascino del Parco Storico, la magia della Cavallerizza con le statue del Marinali, gli interni maestosi della Villa che culminano con l’ atmosfera quasi fiabesca della Sala delle feste o delle Scuderie assumono un significato ben più compiuto, una valenza che rende l’insieme di questi luoghi ricchezza e patrimonio condiviso. Grazie quindi al Rotary Club di Castelfranco Asolo che si è preso cura di ristampare e quindi proporre al vasto pubblico questo tassello importante di storia cittadina curato, come al solito, con ammirevole precisione di storico e appasionato amore per la sua città dal comm. Dr. Angelo Aldo Marchetti che, a lungo, questa storia l’ha vissuta in prima persona.

On. Luciano Dussin – Sindaco di Castelfranco Veneto; Dr. Giancarlo Saran – Assessore alla Cultura

C’è un legame storico tra la Villa Revedin Bolasco, il suo Parco e il Rotary Club di Castelfranco Asolo, a partire dalla cerimonia di fondazione del nostro club che si svolse proprio tra queste pareti, nell’oramai lontano 1963, ospiti della famiglia Bolasco grazie al fatto che lo stesso Comm. Rino era a sua volta rotariano, pur se di altro Club. Un legame anche di uomini, a partire dal Dr. Angelo Aldo Marchetti, storico socio fondatore nonché a lungo Presidente della Banca Popolare di Castelfranco Veneto. È un grande piacere, quindi per il nostro Club aver provveduto alla ristampa di questo volume curato a suo tempo dallo stesso Marchetti. Un contributo alla cultura e alla storia della nostra comunità con l’obiettivo, condiviso assieme all’amministrazione comunale, che i proventi derivanti dalla vendita di quest’opera contribuiscano al restauro delle statue del Marinali, testimoni mute di una storia affascinante che qui troverete narrata con precisione ed una invidiabile veste iconografica.

Attilio Biancardi – Presidente Rotary Club Castelfranco e Asolo

Villa Revedin Bolasco

Palazzo Revedin Bolasco, facciata verso il parco.

La grande casa non è altro che la villa Revedin Rinaldi Bolasco con il suo parco. Da notare che quanti hanno scritto di questo complesso hanno spesso usato il termine villa quando si riferivano all’insieme dell’edificio e del parco, il termine palazzo quando si riferivano al solo edificio. Per capire perché abbia usato il termine grande casa basta guardare la mappa del nucleo antico di Castelfranco dell’ultima pagina di copertina. In alto a destra villa Revedin Bolasco e il suo parco dominano nettamente per l’ampiezza. Nella mappa sono segnalati molti altri edifici della città, ma nessuno di loro, sia che si tratti di palazzi e case private o anche di edifici pubblici ed ecclesiastici, ha una superficie comparabile. Solo il nuovo ospedale, iniziato nel 1949 e sviluppatosi nei decenni successivi, ha raggiunto una maggiore superficie. Questa piccola pubblicazione è divisa in quattro parti. La prima è dedicata alla storia delle famiglie che si sono succedute nella proprietà della grande casa; la seconda è dedicata alle fotografie della villa e del parco; la terza è dedicata a ricordare come era la vita all’interno del palazzo; la quarta è dedicata a rendere noti alcuni avvenimenti che hanno riguardato il complesso immobiliare e la città di Castelfranco Veneto, che ho vissuto direttamente. Non viene invece affrontata la problematica architettonica ed artistica già esaurientemente trattata in altre pubblicazioni.(1)

 

LA FAMIGLIA  REVEDIN

 

Fino all’inizio dell’ottocento nel terreno dove ora sorge la grande casa ed il suo parco, esisteva uno splendido giardino, detto del Paradiso, che con un ampio viale partiva all’altezza del Borgo Asolo, affiancato da alberi alternati a statue e giungeva vicino al Borgo Treviso dove sorgevano due secentesche ville gemelle create dallo Scamozzi. Il tutto era proprietà di un ramo della grande ed antica famiglia Cornaro (o Cornér) che aveva dato 4 dogi a Venezia e una regina a Cipro. Anche questa famiglia, come altre del patriziato veneziano, dopo la caduta della repubblica (1797), per varie concause, stava entrando in una grave crisi finanziaria. Nel 1803 questa proprietà venne affittata ad un certo Leopoldo Verizzo, accettando che venissero abbattute le due ville già in grave declino e distrutto il giardino che venne trasformato in area coltivabile. Restarono in piedi solo le due file di statue, quasi a ricordare la passata grandezza, ed una fattoria che sorgeva lungo il Borgo Treviso. Nel 1808, dopo la morte del marito Nicolò Cornér Giustinian (1807), la vedova Marina Pisani decise di vendere, per l’estinzione dei debiti, questa ed altre proprietà ai fratelli Antonio e Francesco Revedin. Chi erano questi Revedin? “oriunda dal Veneto, questa famiglia servì per lunghi anni la Repubblica in vari uffici e diede parecchi capitani delle galee, talchè, in premio delle sue benemerenze ottenne il titolo comitale il 1° marzo 1755 (trasmissibile a tutti i maschi) e fu iscritta nel libro Aureo dei Titoli. Con sovrana risoluzione di S.M.I.R.A. del 13 aprile 1829 vennero confermati nell’avita nobiltà e nel titolo comitale Angelo, Giovanni, Antonio, Francesco, giacomo e Marco.” (2) Certamente era anche una famiglia di grandi possibilità finanziarie che, facilitata dalla decadenza di alcune famiglie del patriziato veneto, poteva acquistare a poco prezzo grandi proprietà.

 

CONTE FRANCESCO REVEDIN (1811-1869)

 

Francesco Revedin

Nel secondo decennio dell’ottocento il conte Francesco Revedin, figlio di Antonio e nipote di Francesco, acquista altre proprietà nel nostro territorio e decide di stabilirsi a Castelfranco e costruirvi la sua dimora. Nel 1850 sposa la nob. Teresa dei conti Comello, proprietari della villa di Mottinello di Rossano Veneto. Con la costruzione della grande casa comincia un periodo che durerà un secolo durante il quale la famiglia Revedin e le famiglie Rinaldi e Bolasco ad essa subentrate – sempre per successione – avranno una tale importanza nella vita politica ed economica di Castelfranco Veneto proprio anche in virtù del prestigio sociale derivante dall’imponente dimora. Francesco Revedin per il progetto della sua abitazione interpella nel 1852 l’architetto veneziano Gianbattista Meduna, che completerà il progetto nel 1853, mentre la fine effettiva dei lavori avrà luogo all’inizio del 1865. Per la sua dimora inizia nel 1852 una prima sistemazione del grande parco (80.000 mq) che verrà poi completato all’inglese dai suoi successori Rinaldi alla fine degli anni settanta. Fece però costruire subito, nella parte più a nord del parco, un anfiteatro da lui utilizzato come cavallerizza per l’addestramento dei suoi amati cavalli, progettato dal francese Marc Guignon. l’anfiteatro venne ornato attorno con le statue secentesche, in gran parte dello scultore vicentino Orazio Marinali, che prima erano poste lungo il gran viale del giardino detto del Paradiso. I due monumentali cavalli, già all’inizio del viale del Paradiso, vennero ora posti davanti all’anfiteatro. Fece anche costruire un secondo grande cortile per immagazzinare i prodotti agricoli delle sue proprietà.Le sale del palazzo saranno aperte per la prima volta per il ballo di gala del 26 aprile 1865, dato al ritorno da un viaggio fatto assieme alla moglie a Vienna, dove erano stati ospiti della corte imperiale. Francesco Revedin era infatti Ciambellano di Corte, aiutante di campo di Sua Maestà Imperiale, Capitano degli Ussari e Podestà di Castelfranco durante il periodo del dominio austriaco.

Diplome imperiale

Diploma imperiale, 6 giugno 1861, di elevazione di Castelfranco al rango di città. Castelfranco Veneto. Palazzo Municipale.

Ottenne anche dall’imperatore il 6 giugno 1861 un diploma con stemma che elevava Castelfranco al rango di Città con Congregazione Municipale. È passato solo un anno, ma Castelfranco è nel frattempo diventata italiana. “le splendide sale di palazzo Revedin si aprono nell’agosto 1866 per festeggiare il principe Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, reduce dalla sfortunata battaglia di Custoza in cui era rimasto ferito. Il principe Amedeo rimarrà per ben tre mesi ospite del vecchio podestà austriaco, conte Revedin, eletto a ogni buon conto nell’ottobre dello stesso anno primo sindaco di Castelfranco annessa ormai al Regno d’Italia.” (3) “Nel 1867 il conte completa l’opera, nel contempo, di ‘italianizzazione’ e di autoidentificazione della nuova città nel ‘concerto’ nazionale. Di Castelfranco nell’Italia unita ce n’è più di uno (Castelfranco in Emilia, Castelfranco in Toscana, ecc.). Una deliberazione ben costruita dal Consiglio Comunale chiede al Re, il 21 gennaio 1867, che sia aggiunto alla città il predicato «Veneto»: il Re approva con proprio decreto datato 10 novembre dello stesso anno.” (4) Il conte Revedin ha altre iniziative per Castelfranco:
- fa costruire l’atrio e la facciata del Teatro Accademico, lasciando purtroppo modificare la parte interna originale del Preti;
- fa costruire lungo il corso e la piazza l’elegante passeggio che fu dedicato a Dante;
- gli architetti da lui scelti riescono a risolvere brillantemente il collegamento tra la piazza ed il corso;
- dona alla città le statue del Marinali che ora ornano la piazzetta del Duomo.
Mantiene la carica di Sindaco di Castelfranco fino alla sua morte avvenuta a soli 57 anni il 22 gennaio 1869. Morto senza figli, lascia in eredità la villa con il suo parco e numerose altre proprietà alla nipote Fanny nob. Bassetti(1827-189?), figlia della sorella Caterina, sposata Bassetti.

 

Dott. Comm. PIETRO RINALDI (1823-1900)

 

Pietro Rinaldi (1823-1900), appartenente ad una famiglia di Strigno (Trento) sposa Fanny nob. Bassetti, nipote ed erede del conte Revedin. Pietro Rinaldi è Sindaco di Castelfranco Veneto dal 1879 al 1882 e dal 1894 al 1895. Ricopre la carica di Presidente della Banca Popolare di Castelfranco Veneto per 21 anni, dal 1879 al 1900. Fa completare il disegno del parco all’inglese con la realizzazione del lago, delle isole e delle collinette a cura soprattutto dell’architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin. Il Caregaro Negrin è anche l’autore della serra in stile ispanomoresco e della cavana per il ricovero delle barche. Dal matrimonio con Fanny nob. Bassetti nascono tre figli: luciano, Vittorio e Anna. Luciano Rinaldi (1853-1910) sposa Angela nob. Colonna (1857-1931), si stacca dal ramo di Castelfranco acquistando una antica villa sei-settecentesca a Posmon di Montebelluna dove si stabilisce con la famiglia, sperperando un po’ alla volta la sua quota di patrimonio.Pietro RinaldiHa un unico figlio, Pietro (1898-1943) con il quale finisce anche questo ramo della famiglia. Vittorio Rinaldi (1856-1924), che sarà il continuatore della famiglia nella grande casa. Anna Rinaldi (1855-1913) che sposa il 18 maggio 1878 il tenente colonnello (poi generale) Carmine Bolasco Piccinelli, da cui avrà quattro figli: Pietro (Rino), Stefano (Steno), Carmine (Cicìo) e Mercedes.

 

Cav. Uff. VITTORIO RINALDI (1856-1924)

 

Succede al padre Pietro nella proprietà della grande casa, del parco e degli altri beni del ramo di Castelfranco. Ricopre la carica di Presidente della Banca Popolare di Castelfranco Veneto per 23 anni: dal 1901 al 1924. Completa i lavori del parco. Senza figli, lascia tutti i suoi beni in eredità ai tre figli maschi della sorella Anna sposata Bolasco Piccinelli.

Vittorio e Anna Rinaldi

 

FAMIGLIA BOLASCO

 

Carmine Bolasco, Generale di Cavalleria, apparteneva ad una famiglia di proprietari terrieri originaria di Alghero (Sardegna). Dal loro matrimonio (18 maggio 1878) sono nati quattro figli: Pietro (Rino), Stefano (Steno), Carmine (Cicìo) e Mercedes.

Famiglia Bolasco

 

Comm. RINO BOLASCO PICCINELLI (1881-1965)

 

E’ stato Podestà di Castelfranco Veneto dal 1929 al 1934. È stato Presidente della Cassa di Risparmio di Castelfranco Veneto fino alla fusione con la Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana (1928) e Vice Presidente della Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana dal 1929 al 1934. Ha realizzato notevoli interventi per Castelfranco Veneto come Podestà:
- la pavimentazione in porfido della Piazza del Mercato e del Corso;
- la costruzione dello stadio comunale per la squadra di calcio Giorgione:
- il restauro della Torre dell’orologio.

Rino Bolasco Piccinelli
Ha ricevuto in eredità con i fratelli le proprietà dello zio Vittorio Rinaldi. Da parte della famiglia Bolasco, come primogenito, ha avuto in eredità la tenuta Bonaria in Sardegna, nei pressi di Alghero. ha sposato Renata Mazza (1888-1984), figlia del generale Enrico Mazza e di Margherita Pegolo. Non ha avuto figli.

 

STEFANO E CARMINE BOLASCO PICCINELLI (1883-1948) (1886-1935)

 

Steno Bolasco, dapprima Segretario del Partito Nazionale Fascista di Castelfranco Veneto, poi, dal 1927 al 1930 Federale
di Treviso. Combattivo ed entusiasta del fascismo, nel 1931 viene inviato in Argentina per dirigere i fasci locali sorti tra i moltissimi emigranti italiani ed in particolare veneti. Va poi a combattere in Spagna: nella fotografia in basso a sinistra è in divisa di ufficiale delle truppe di Franco.

Stefano e Carmine Bolasco Piccinelli

Carmine (Cicìo) Bolasco sposa nel 1935 Rosa Bennato, senza figli. Nella fotografia (a destra con la giacca chiara) è assieme al cognato, dott. Giacomo Raselli, al ritorno da una partita di caccia.

 

MERCEDES RASELLI BOLASCO (1889-1960)

 

Mercedes Raselli Bolasco Crocerossina medaglia d’argento nella prima guerra mondiale. Delegata Provinciale dei Fasci Femminili. Sposata con il dott. Giacomo Raselli (1879-1960), Podestà di Asolo. Dal loro matrimonio sono nate tre figlie: Maria Anna, chiamata Mietta, Anna Maria, che ha sposato l’ing. Egidio Indri, Antonia, che ha sposato Antonio Tonello.

Mercedes Bolasco Piccinelli

 

LA GRANDE CASA

 

Villa Bolasco

Veduta aerea della grande casa con il suo parco.

 

Borgo Treviso Castelfranco

L’ala verso il Borgo Treviso vista da Est.

 

Villa Bolasco

L’ala verso il Borgo Treviso con la parte neo gotica.

 

Villa Bolasco

Sinistra: una delle porte di accesso alla grande casa. Sopra la porta lo stemma Revedin.
A destra il cortile principale.

 

Stalle - Villa Bolasco

La scuderia.

 

Cucina della Villa Bolasco

La cucina dell’ala verso il giardino.

 

Lo scalone della Villa Bolasco

Lo Scalone.

 

Sala da ballo Bolasco

Sala da ballo Bolasco

La sala da ballo dipinta da Giacomo Casa detta anche “sala delle feste”.

 

Villa Bolasco

L’ala verso il giardino.

 

Serra Parco Bolasco

La serra in stile ispano-moresco.

 

Villa Bolasco

Il secondo cortile con i magazzini per i prodotti agricoli.

 

cavallerizza-bolasco

L’anfiteatro con le statue del Marinali.

 

Parco Bolasco

Destra: colombara secentesca dell’antico giardino Corner. Sinistra: la cavana per il ricovero delle barche.

 

Parco Bolasco

Il parco sotto la neve.

 

Parco Bolasco

Il laghetto nel parco.

 

LA VITA NELLA GRANDE CASA

 

All’inizio degli anni cinquanta del novecento, quando ho cominciato a frequentare casa Bolasco, nel palazzo abitavano solo tre persone: il proprietario comm. Rino Bolasco con la moglie Renata Mazza e la suocera Margherita Mazza Pegolo. ovviamente c’era anche il numeroso personale di servizio, necessario per mantenere in ordine il grande edificio. La famiglia abitava, tranne i periodi di soggiorno in Sardegna, sempre nello stesso edificio, però, cosa veramente anomala, cambiava abitazione due volte all’anno: dalla tarda primavera all’autunno si trasferiva nella cosiddetta “ala estiva” che guarda verso il giardino ed è la più bella del palazzo (nelle piante che seguono è evidenziata in verde). Dall’autunno fino a primavera si trasferiva nell’ “ala invernale” che guarda verso il Borgo Treviso, l’unica dotata di un riscaldamento di tipo moderno (nelle piante che seguono è evidenziata in azzurro). Ovviamente questa abitudine era possibile solo grazie alla grandiosità dell’edificio. I locali dell’ala estiva, oltre che i più belli sono anche i più vasti: la sala da pranzo estiva (n° 13) è di 64 mq., quella invernale (n° 47) è di mq. 36. la camera padronale estiva (n° 35) è di mq. 66, quella invernale (n° 53) è di
mq. 30. La sala estiva più grande (delle feste) è di mq. 160, quella invernale (n° 45) è di mq. 64. la cucina estiva è di mq. 60 (n° 9), quella invernale è di mq. 36 (n° 27). L’ingresso principale dell’ala estiva è nella porta 24 e passa per il grande scalone. L’ingresso invernale è alla porta (n° 29) con la scala che porta direttamente al piano superiore. Le stanze (n° 31 e 33) del piano terra (colorate in arancione) erano gli uffici dove la signora Zina Caroli Dal Pos teneva la contabilità delle proprietà Bolasco.

Villa Bolasco

Villa Bolasco

I padroni di casa avevano una cosa in comune: una grande cortesia e molta cordialità con quanti venivano in visita, soprattutto se si trattava di persone che conoscevano da tempo. La famiglia Bolasco aveva molte conoscenze e quindi c’erano molte visite e anche ospiti che si fermavano per qualche giorno, così la grande casa era spesso piena di vita. I coniugi Bolasco erano soliti passare alcuni mesi all’anno in Sardegna nella tenuta di Bonaria di proprietà del comm. Rino, e non mancavano mai nel periodo della raccolta delle olive.

Bolasco
Sentii parlare il comm. Rino di tempi molto cambiati quando mi raccontò della tenuta che aveva ereditato da giovane in Sardegna e che aveva trovata semi abbandonata. Le aveva dedicato tutto il tempo e i mezzi disponibili per riportarla di nuovo in buone condizioni. Tuttavia dopo la guerra, negli anni cinquanta, ci fu la Riforma Agraria (per lottizzare i latifondi) ed egli dovette scegliere. Decise di mantenere intatto lo splendido oliveto che aveva riportato alla vita e, non avendo figli, ha preferito vendere la nuda proprietà mantenendo per sé stesso e per la moglie, vita natural durante, l’utilizzo e gli utili. Ebbi l’opportunità di vedere la tenuta nel 1973 in occasione di una visita della Sardegna con la mia famiglia e di un invito a colazione. Bonaria è una grande tenuta che sorge a pochi chilometri da Alghero, coltivata ad olivi con al centro la villa dei Bolasco, arredata con bei mobili dell’artigianato sardo. Ha accanto una chiesetta che ha dato il nome alla tenuta. Sopra la collina più alta è stato costruito un villino che ha una splendida veduta panoramica su tutta la tenuta e verso Alghero. Che ritenesse i tempi fortemente cambiati, il comm. Bolasco l’ha riconfermato quando ha lasciato alla moglie, sua erede, l’incarico di fare una donazione della grande casa e del parco ad un ente per scopi culturali. Aveva compreso che ormai mantenere un complesso come quello sarebbe divenuto un peso sempre più difficilmente sostenibile.

Donna Renata Bolasco Mazza

Donna Renata Bolasco Mazza, figlia del generale Enrico Mazza e di Margherita Pegolo, sposa nel
1913 Pietro (Rino) Bolasco Piccinelli.

Donna (5) Renata, cordialissima, piena di interessi, aveva molto piacere di incontrare gli amici e di avere ospiti.
Amava molto i fiori ed era proprio grazie a lei se sale e salotti erano sempre ornati con fiori freschi, fatti coltivare in giardino o, come i tulipani, ordinati dall’olanda. Finchè lei ha abitato nella grande casa questa è stata piena di vita, e quando ha dovuto abbandonarla, è sceso il silenzio e poi, con il passare del tempo, un senso di tristezza e di abbandono.

Margherita Mazza Pegolo

Margherita Mazza Pegolo, vedova del generale Enrico Mazza e madre di donna Renata, chiamata dai frequentatori abituali ”Signora Ghita”, era una persona intelligente e spiritosa. Le piaceva conoscere bene le persone che frequentavano la casa dove viveva.

 

IL 4 OTTOBRE  DEL 1963 I CONIUGI BOLASCO HANNO FESTEGGIATO LE LORO NOZZE D’ ORO

Gli invitati erano più di 150, tutti in abito da sera e, tra questi, una trentina erano castellani. Cuore della festa era la sala da ballo dove un’orchestra suonava nell’apposita loggia all’altezza del primo piano. L’ambiente, affrescato con colori molto vivaci, era parecchio animato: sembrava di assistere ad uno spettacolo di altri tempi. Sotto la loggia dell’orchestra ci sono due porte. Una si apre verso una fila di salotti lungo tutta la facciata verso il parco. L’altra si apre sulla grande sala da pranzo dove venivano serviti gli aperitivi. Il buffet era preparato nella scuderia: ci sono dieci “stalli” per lato ed in ciascuno erano sistemati sei o otto invitati.

Villa Bolasco

Da molti anni non c’erano più i cavalli e la scuderia si prestava molto bene quando c’erano feste con molte persone.
Ogni singolo “stallo” ha una greppia in ferro battuto e una vasca in marmo rosso, ovviamente in queste occasioni riempite con fiori e piante. Personalmente ritengo che l’elegantissimo scalone e la scuderia siano le punte di eccellenza del palazzo.

Da sinistra verso destra: L’ing. Bruno Fraccaro, la signora Bordigioni, la signora Fraccaro, la signora Moretti, la contessa di Polcenigo, mia moglie, la contessina di Polcenigo, la signora Genovese Mesirca.

I SIGNORI BOLASCO ERANO FACILMENTE DISPONIBILI A METTERE A DISPOSIZIONE IL PALAZZO QUANDO DI TRATTAVA DI OSPITARE CONVEGNI O RIUNIONI DI UN CERTO LIVELLO

Mi limito a segnalarne solo due dove ero compartecipe. Fondazione del rotary club. In questa occasione erano stati invitati tutti i Rotary del Veneto. Era rotariano anche il padrone di casa, comm. Rino Bolasco, socio del Rotary Club di Alghero. Nel salone venne annunciata la costituzione del Club e l’allora Sindaco di Castelfranco, avv. Gino Sartor, porse il saluto della città. Più tardi, divisi in gruppi, visitammo il parco e il palazzo.Nelle sale venne servito un aperitivo.

Parco Bolasco

LA BANCA POPOLARE DI CASTELFRANCO VENETO NEL 1974 HA FESTEGGIATO IL CENTENARIO DELLA FONDAZIONE DEL PALAZZO BOLASCO MESSO GENTILMENTE A DISPOSIZIONE

Penso proprio che la grande casa non abbia mai avuto al suo interno così tante persone come in questa occasione. Il tradizionale buffet è stato poi servito ai soci e ai dipendenti nella scuderia.
In prima fila, terza da sinistra, è la padrona di casa, donna Renata Bolasco Mazza, che ha accolto sorridendo questa invasione.

Villa Bolasco

A destra: il dott. Francesco Chiavacci, Consigliere; il dott. Angelo Aldo Marchetti, Vice Presidente; il comm. Giorgio Serena, Presidente della Banca; il cav. uff. Walter Pietribiasi, Presidente del Collegio Sindacale.

MUORE IL COMM. RINO BOLASCO PICCINELLI

Pietro (Rino) Bolasco Piccinelli muore a Castelfranco Veneto il 20 giugno 1965. Aveva 84 anni. Molto legato a Castelfranco Veneto, aveva lasciato la disposizione di essere sepolto nel cimitero della città. La moglie fece costruire come tomba un sarcofago di una linea semplice e bella su progetto del cugino architetto Alberto Pensa e fece scolpire un fiore “che durerà per sempre, anche quando non ci saranno più persone a portare fiori”.

Rino Bolasco Piccinelli

 

ALCUNE VICENDE DEGLI ANNI  1967-1971

 

Non molto tempo dopo la morte del marito, donna Renata Bolasco Mazza chiese al conte Valperto Avogadro e a me se eravamo disposti a consigliarla su alcuni problemi che andavano maturandosi. Accettammo volentieri anche se ambedue, conoscendola bene, pensavamo che non avesse bisogno di consiglieri sapendo che, malgrado l’età avanzata (77 anni), aveva idee ben chiare e una volontà di ferro.

1) ACQUISTO DELLE QUOTE MINORITARIE DELLE SORELLE RASELLI NELLA PROPRIETA’ DEL PALAZZO E DEL PARCO

Era la quota che le sorelle avevano ereditato dalla madre Mercedes RaselliBolasco, mancata nel 1960, quota che donna Renata desiderava acquistare. La trattativa si svolse abbastanza rapidamente con l’avvocato Francesco Ferrero di Treviso, che rappresentava le sorelle Raselli e si concluse con un atto del notaio Chiavacci in data 2 marzo 1967. Con l’occasione si è conclusa anche la divisione di due beni di un certo valore che erano di proprietà comune: un servizio per dodici di posate d’oro (più precisamente di vermeil) (6), che nel manico avevano in rilievo lo stemma dei Revedin, e una parure di gioielli composta di vari pezzi. L’accordo fu presto raggiunto perché il servizio di posate non era divisibile e fu assegnato a donna Renata (che desiderava averlo) e i gioielli, facilmente divisibili, vennero assegnati alle sorelle Raselli.

2) DONAZIONE DEL PALAZZO E DEL PARCO

Donna Renata era stata nominata erede universale dal marito, ma il marito aveva anche epresso il desiderio che lei facesse poi donazione, con efficacia successiva alla di lei morte, del palazzo e del parco ad un ente a scopo di alta cultura tale da costituire motivo di prestigio per la città di Castelfranco Veneto. Consultati nel merito, tanto il conte Avogadro che io, rispondemmo che l’ente più adatto sarebbe stato il Comune di Castelfranco Veneto. Ci diede una risposta che ci lasciò stupefatti e che mi rimase talmente impressa da sentirmi qui di riportarla, con ragionevole sicurezza, come la ricordo: “ Il Comune di Castelfranco assolutamente no, perché sarebbe come mettere casa mia nella mani dell’on. Sartor. l’onorevole si è comportato con me in una maniera inspiegabile e molto offensiva. Aveva ottenuto da mio marito, ad un prezzo pressoché simbolico, il terreno sul quale costruire il nuovo ospedale ma, una volta ottenuto il terreno, ha assurdamente smesso di salutarmi: finge di non vedermi, gira la testa da un’altra parte oppure, addirittura, mi volta apertamente le spalle. Tenete presente, cari amici, che io voglio che l’on. Sartor non possa mai mettere anche un solo piede nella mia casa.” Il conte Avogadro propose di consultare un legale per far preparare uno schema di donazione al Comune di Castelfranco che prevedesse che a seguire il destino della donazione fosse un gruppo di persone di assoluta fiducia della donatrice. Rispose pregandoci di non insistere su Castelfranco, città dove l’on. Sartor sarebbe sempre riuscito ad ottenere quello che voleva.

Valperto e Guido Ferro

A sinistra: il conte dott. Ing. Valperto degli Azzoni Avogadro. A destra: il ch.mo prof. Guido Ferro Magnifico Rettore dell’università di Padova.

 

Donna Renata

Il 6 novembre 1967, nella fastosa Aula Magna dell’università di Padova, il Magnifico Rettore, prof. Guido Ferro conferisce a donna Renata la Medaglia d’oro dei Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte.

Rinviammo di una settimana la decisione sperando che cambiasse parere, ma era rimasta inflessibile. Le indicammo qualche altro ente e, tra questi, scelse con decisione l’Università di Padova. Fu subito incaricato il conte Avogadro, che conosceva il Magnifico Rettore, per sapere se aveva qualche interesse alla donazione. Ci fu un pranzo al quale donna Renata invitò il Magnifico Rettore con un consulente e noi due. Il risultato fu positivo e venne incaricato il conte Avogadro (che risiedeva a Padova molti mesi all’anno) di portare avanti le trattative e fu lui, su procura di donna Renata, a stipulare il 10 marzo 1967 l’atto di donazione presso il notaio prof. Giuseppe Benacchio di Padova con il prof. Guido Ferro, allora a capo dell’Ateneo Padovano. Personalmente ritengo inaccettabile e senza giustificazione alcuna il comportamento dell’on. Sartor verso donna Renata e causa di un grosso danno per Castelfranco. Peraltro, considerando l’assieme della sua opera, riconosco che l’on. Sartor è stato l’uomo politico che più ha fatto a favore di Castelfranco.

3) LA VENDITA DEI TERRENI A NORD DEL PARCO BOLASCO

Nel novembre 1960 venni eletto membro del Consiglio Comunale di Castelfranco. In una delle prime sedute del nuovo Consiglio mi scontrai con l’on. Sartor, che mi tolse il saluto. Da parte mia, ero il più giovane, continuai a salutarlo per un po’ e poi smisi anch’io di salutare. Così, per quasi dieci anni, pur avendo spesso l’occasione di incontrarci in una piccola città come Castelfranco, ci comportammo ambedue come se non ci conoscessimo. Nel giugno 1968, essendo pieno di impegni, mi dimisi da consigliere comunale. Più di un anno dopo, con mio grande stupore, vidi arrivare l’onorevole nel mio ufficio e chiedermi di fare quattro passi con lui. Avemmo un colloquio brevissimo. Mi disse che voleva da me un piacere, non per lui, che sapeva che non gliel’avrei fatto, ma per Castelfranco. Il nuovo ospedale cominciava già ad essere insufficiente e necessitava di un ulteriore notevole ampliamento e, per farlo, occorrevano i terreni a nord del parco Bolasco, ma la signora Bolasco si rifiutava di ricevere lui e qualsiasi altra persona che andasse a suo nome.Domenico Sartor

L’onorevole avvocato Domenico Sartor indica l’ospedale. (dipinto di Angelo Gatto)

Quindi si rivolgeva a me sapendo degli ottimi rapporti che avevo con lei. Risposi che, per Castelfranco, avrei fatto il possibile. Da quel giorno abbiamo ripreso a scambiarci il saluto. L’inizio delle trattative con donna Renata furono difficili perché, per le ragioni già esposte in precedenza, era offesa e molto irritata per il comportamento dell’onorevole Sartor nei suoi confronti. Chiese che, prima di parlare di vendita, venisse messa la lapide che era stata prevista molti anni prima per il suo defunto marito come benefattore dell’ospedale e che non era ancora stata fatta. In brevissimo tempo la lapide fu collocata. Allora feci fare una stima del valore del terreno richiesto e cominciai le trattative con l’onorevole, difficili perché non intendeva pagare il valore reale del terreno. Dovetti ricordargli che il trattamento di massimo favore gli era già stato fatto in occasione della cessione del terreno dove era poi stato costruito il nuovo ospedale. Raggiunto comunque l’accordo sull’importo e ottenuta l’approvazione di donna Renata, sorse un altro problema: all’atto notarile lei non intendeva intervenire dando a me la procura, né voleva che fosse presente l’on. Sartor. la compravendita ebbe così luogo il 7 febbraio 1970 presso il notaio Chiavacci e a firmare l’atto fui io per la signora Mazza Renata ved. Bolasco e il rag. Luigi (Gino) Genovese come Vice Presidente dell’ospedale Civile San Giacomo Apostolo di Castelfranco Veneto. Per un secondo lotto, dopo altre trattative, il notaio Chiavacci riuscì ad avere quali firmatari la signora Renata Bolasco Mazza e l’on. Sartor il 17 luglio 1971. Va poi detto che quando donna Renata vide costruire l’enorme monoblocco si pentì delle vendite fatte. Infatti sarebbe bastato edificarlo spostato solo di 200 metri per non rovinare la bellissima vista dall’anfiteatro del parco.

Parco Bolasco

Come si vedevano le statue e le montagne innevate (a sinistra). Come si vedono ora (a destra).

 

Donna Renata

Donna Renata, che ha un femore rotto, è accompagnata dalla lisetta, custode della casa, governante, persona di assoluta fiducia, sempre gentile e ben conosciuta da tutti coloro che frequentavano casa Bolasco (7). Operata, si è rimessa abbastanza bene, torna ad essere piena di vita, ma comincia ad avere dei momenti nei quali ha delle incertezze su dove si trova. I nipoti hanno deciso di sistemarla in una casa albergo per anziani vicino a Roma, dove abita una di loro. Sapevo che molto difficilmente sarebbe poi tornata a Castelfranco. L’anno seguente siamo andati a trovarla. Era in un bell’edificio moderno con ampio giardino nei pressi di Roma. Ci ha riconosciuti e accolti con la consueta cordialità.
È stata l’ultima volta che l’abbiamo vista.

Francesco Piazza

Un angolo del suo parco con le statue del Marinali. (Acquaforte dell’artista trevigiano Francesco Piazza)

 

Il 18 febbaio 1984 in Roma è morta RENATA MAZZA vedova di Pietro Bolasco Piccinelli. Aveva compiuto da pochi giorni 96 anni. Ora riposa in pace a Castelfranco accanto all’amato consorte.

GLI EREDI DI DONNA RENATA BOLASCO MAZZA

Il 19 maggio 1984 mi è pervenuta una raccomandata del notaio Cornelia olivi di Treviso che mi comunicava di aver ricevuto il 24 aprile il testamento olografo della signora Mazza Renata ved. Bolasco e mi allegava una copia richiamando
la mia attenzione sulle ultime 4 righe del testo: “Nomino mio esecutore testamentario il Conte Valperto degli Azzoni Avogadro. Qualora non volesse o non potesse accettare, nomino il Dottor Aldo Marchetti”: onorato e commosso della fiducia dimostratami, passato a me il compito dopo la rinuncia, per motivi di età, del conte Avogadro (che allora aveva 82 anni), da giugno fino all’inizio di novembre ho avuto alcuni incontri e una notevole corrispondenza con gli eredi (i tre figli del fratello di donna Renata, il colonnello oberto Mazza). All’inizio di novembre, quando avevo già data l’impostazione generale e le disposizioni per risolvere una questione sorta tra due degli eredi, uno degli eredi mi ha fatto capire che forse ormai potevano andare avanti anche da soli. Il 22 novembre comunicai quindi ai tre eredi, all’Economo dell’Università di Padova ed al notaio la mia definitiva rinuncia all’incarico. Chiusi così in armonia l’ultimo collegamento che mi restava, attraverso gli eredi dell’ultima proprietaria, con la grande casa.

QUALE AVVENIRE PER LA DONAZIONE BOLASCO?

Sono venticinque anni che donna Renata Bolasco Mazza è deceduta. Sono venticinque anni che l’Università di Padova ha acquisito la proprietà della villa e del parco. Sono venti anni che l’Università di Padova ha concesso al Comune di Castelfranco Veneto la villa, per trenta anni, in uso non esclusivo, con destinazione a “centro polifunzionale di cultura”, e le adiacenze, in uso esclusivo, per 99 anni, al fine di localizzarvi il Conservatorio di Musica “A. Steffani”. La villa però è disabitata e le adiacenze sono inutilizzate. Tutto non è crollato perché sono stati ripassati i tetti, ma la villa e le adiacenze
anno dopo anno, lentamente ma inesorabilmente, vanno in deperimento. Solo il grande e splendido parco, grazie agli “Amici del Parco Bolasco” aiutati dal Comune, è ancora in condizioni accettabili. La donazione era stata fatta “ad un ente a scopi di alta cultura tali da costituire motivo di prestigio per la città di Castelfranco Veneto”. Cosa hanno fatto in tutti questi anni l’Università di Padova e il Comune di Castelfranco Veneto per adempiere al motivo della donazione ?

Villa Bolasco

NOTE

1) la problematica architettonica e artistica è stata trattata nelle pubblicazioni: G. Bordignon Bavero: Castelfranco Veneto e il suo Territorio nella storia e nell’arte. Volume I° 1974, G. Cecchetto, F. Posocco, l. Pozzobon: Castelfranco Veneto l’evoluzione della forma urbana e territoriale nei secoli XIX e XX. 1999.
2) Enciclopedia nobiliare italiana di Vittorio Spreti pag. 661.
3) luigi Urettini: Storia di Castelfranco. 1992 pag. 71.
4) Giacinto Cecchetto: Castelfranco Veneto tra ottocento e Novecento. 2001 pagg. 64 e 67.
5) Davanti al nome di battesimo di Renata Bolasco Mazza premetto sempre la parola donna. Grande Dizionario Garzanti della lingua italiana moderna: donna: qualifica nobiliare o attribuzione come forma di rispetto (analogamente al maschile don) ed è preposta al nome di battesimo.
6) Vermeil: argento dorato che si ottiene applicando sull’argento una poltiglia di oro e mercurio. Riscaldando, il mercurio fonde sull’argento e rimane uno strato di oro puro.
7) lisetta: luigina Fornarolo Simonetto.

Parco Bolasco

 

Desidero ringraziare vivamente per la collaborazione
la signora Antonia Tonello Raselli, il signor Mario Beraldo,
la signorina Gloria Simonetto,
l’architetto Manlio Brusatin, l’architetto Luca Pozzobon,
la Tecnocopie s.n.c. e, per la cura  e
professionalità
dedicata a questa pubblicazione,
il signor Enio Miotto.

 

 

VISITATE IL PARCO
Vi aiuterà a comprendere cosa era la grande casa

 

REFERENZE FOTOGRAFICHE

Imm. 17,18,22,26,27,28,29,30,31,32,33,50,51: Beraldo Mario - Castelfranco V. (foto eseguite da)
Imm. 6,7,8,12,13,14: Tonello Raselli Antonia – Asolo (originali forniti da)
Imm. 11 Cartoncini natalizi Bolasco.
Imm. 3 Comune di Castelfranco Veneto
Imm. 34,35: fornite dal Comune di Castelfranco Veneto e colorate da Angelo Aldo Marchetti
Imm. 36,37 ,38: Simonetto Gloria – Castelfranco Veneto (originali forniti da)
Imm. 18,39,40,41,42,45,49: Marchetti Angelo Aldo (foto eseguite da)
Imm. 20,22,23,24,25: Studio Foto Fini di Treviso (foto eseguite da)
Imm. 53: Acquaforte dell’incisore trevigiano Francesco Piazza
Imm. 15: Fotografia aerea n° 180 del volume “Castelfranco Veneto” 1999 – Studio fotografico Mario Bozzetto – Cartigliano. (Concessione Aeronautica Militare R.G.S. n.12-043 del 1° marzo 1999)
Imm. 1,55: Enio Miotto – Castelfranco Veneto (foto eseguite da).
Imm. 46,47 (a destra): Pieralberto Marchetti (foto eseguita da).
Imm. 2: Della Biblioteca Comunale di Castelfranco Veneto.
Imm. 10: Brusatin Manlio – Asolo (foto eseguite da).
Imm: 56: Mappa tratta da “Castelfranco Veneto” guida edita dalla Banca Popolare di Castelfranco
Veneto.

mappa castelfranco

1) oratorio Madonna delle Grazie
2) Biblioteca Comunale (sec. XIX)
3) Casa Rainati già Marta
4) Casa Menegotto (sec. XVI)
5) Casa Costanzo (sec. XV)
6) Casa Barbarella (sec. XV-XVIII-XIX)
7) Chiesetta del Cristo (sec. XVIII)
8 ) Casa Martini Stecca (sec. XVII)
9) Villa Andretta (sec. XVI-XIX)
10) Palazzo Piacentini (sec. XVI)
11) Pavejon- loggia dei grani (sec.XV)
12) Palazzo Bordignon Favero (sec.XVIII)
13) Casa Cettolini già Puppati (sec. XVIII)
14) Palazzo Soranzo Novello (sec. XVIII)
15) Palazzo Spinelli Guidozzi (sec.XVI)
16) Casa Pinarello già Bovolini (sec.XVI)
17) Casa Rizzetti (sec.XVIII)
18) Palazzo Cattani Polese (sec.XVIII)
19) Già Monastero S. Chiara (sec. XVIII)


20) Chiesa di S. Giacomo (sec. XVIII)
21) Ex Convento S. Giacomo (sec.XVIII)
22) Villino longato (sec. XIX)
23) Già casa Colonna ora CRMT (sec.XV)
24) ospedale di F.M. Preti (sec.XVIII)
25) Casa Stefani (sec.XVI)
26) Galleria Corner (Scamozzi) (sec.XVIII)
27) Casa Fraccaro già Barisan (sec.XVIII)
28) Palazzo Rainati già Colonna Preti ( sec.XVI)
29) Casa Chiavacci già Dolfin (sec. XVI)
30) Villa Fraccaro già Corner (sec. XVIII)
31) Canonica della Pieve
32) Chiesa S. Maria della Pieve (sec.XVIII)
33) Campanile della Pieve (sec.XVIII)
34) Casa Bresolati (sec.XVI)
35) Villa de’ Cesari (sec. XVIII)
36) Casa Colonna (sec.XVIII)
37) Cancello (sec.XVIII)
38) Casa Marchetti già Tiretta (sec.XVIII-XIX)

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