Città d’acqua

Castelfranco Veneto è stata da sempre fortemente caratterizzata dalla presenza dell’elemento acqua. L’acqua infatti è componente pregnante sin dalla fondazione della città contribuendo il fossato in modo determinante al sistema difensivo costituito dalla cinta muraria; non meno importante è stato il suo ruolo nello sviluppo di attività molitorie e manifatturiere in età moderna, fornendo energia idraulica per l’azionamento delle macchine e sostanza liquida per lo svolgimento dei processi produttivi. Legate all’acqua sono anche le prime fasi della produzione e utilizzazione dell’energia elettrica nonché quella complessa vicenda che portò agli albori del XX secolo alla prima industrializzazione della città.

Corsi d’acqua naturali e canali artificiali si intersecano e si separano all’interno o nelle immediate vicinanze del centro abitato; attualmente la loro presenza è poco evidente, Tuttavia la pregnanza di significati che essi manifestano ed il ruolo che ancora oggi ricoprono nell’equilibrio idraulico della città, conferiscono a Castelfranco uno straordinario valore aggiunto che, se opportunamente valorizzato e potenziato può giocare un ruolo decisivo non solamente sul piano estetico, quanto su quello della dimensione strategica dello sviluppo urbano.

Tutto ciò fa sì che si possa ben parlare di Castelfranco come di “Città d’acqua”.


Il Progetto “Castelfranco Veneto città d’acqua” nasce dal proposito di un gruppo di cittadini di valorizzare la presenza dell’elemento acqua nel centro urbano e di recuperare il rapporto che essa ha avuto da sempre con la città.
Ci proponiamo in concreto di portare all’evidenza il percorso che l’acqua compie all’interno del territorio comunale, esaltando scorci di paesaggio urbano che stanno a margine o a contatto dei corsi d’acqua attualmente sottovalutati e ignorati, rivalutando siti e manufatti legati all’elemento idrico di particolare interesse storico-culturale, contestualizzando il centro urbano e collocandolo in rapporto dialettico con il territorio circostante, così da affiancare e integrare il “Sentiero degli Ezzelini”.

Abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione, volta a far prendere coscienza alla popolazione di questa realtà nelle sue svariate forme e nel suo valore storico e ambientale, e abbiamo coinvolto Enti, Associazioni e singoli cittadini che operano nel territorio; con essi abbiamo organizzato lo scorso anno e organizzeremo nel corso dell’anno corrente una serie di eventi e manifestazioni.

 

Nel territorio comunale di Castelfranco Veneto sono presenti alcune vie d’acqua:

Torrente Muson, Roggia Musonello, Torrente Avenale, Fossato

Tuttavia tali vie d’acqua non sono dappertutto ben visibili, in quanto in alcuni tratti sono state interrate, in altri l’alveo è asciutto, in altri ancora sono occultate dall’ambiente urbano. Inoltre spesso la loro presenza sfugge alla nostra labile attenzione e svanisce alla vista.

Con “Castelfranco veneto città d’acqua” intendiamo riappropriarci delle nostre vie d’acqua.

Approfondimento sulle vie d'acqua

TORRENTE MUSON

Il Muson nasce nelle colline dell’asolano da due rami sorgentiferi: il primo inizia nel territorio di Castelcucco e, dopo aver raccolto le acque delle vallecole collinari, si porta in località Casonetto. Il secondo ramo ha origine dal Gorgo del Tinazzo in località Castelli, presso Monfumo, e ricevendo altre acque si porta verso sud ad incontrare il primo ramo in località Casonetto. Formato così un unico torrente, il Muson si dirige verso sud-ovest, esce in pianura presso il Ponte di Pagnano, quindi sempre in direzione sud attraversa Spineda, passa per Castelfranco e si porta alla periferia nord di Padova, dove confluisce nel fiume Brenta.

Dallo sbocco in pianura fino a Castello di Godego il corso attuale si può considerare naturale, mentre a valle di Castello di Godego il torrente è stato sottoposto nel passato ad una serie di modificazioni antropiche realizzate in epoca veneziana, che vanno inquadrate in un progetto più generale riguardante tutti i fiumi perilagunari. Infatti all’epoca notevoli danni venivano causati da fiumi grandi e piccoli che sfociavano in laguna, provocandone l’interramento; i primi attori di tale fenomeno erano Brenta e Piave, ma anche corsi d’acqua minori, quali Bacchiglione, Sile, Dese, Zero, Marzenego e lo stesso Muson facevano la loro parte, tanto che opere di regimazione e di deviazione furono intraprese fin dal XV secolo. Le deviazioni del Muson vanno dunque inquadrate nel complesso sistema di riqualificazione idraulica che abbiamo appena descritto per somme linee, in quanto che qualunque progetto di intervento sulle acque dolci della terraferma non poteva non tener conto dell’intero sistema idrografico che insisteva sulla laguna. Due in particolare erano i problemi che il nostro torrente causava: da una parte esso concorreva all’interramento della laguna con i materiali trasportati dalle acque (consideriamo che il Muson in origine sfociava in laguna non lontano da Mestre, all’altezza dell’isola di S. Giuliano) e dall’altra danneggiava le campagne attraversate a causa delle piene abbondanti quanto improvvise. Nel 1458 per alleggerire la portata idrica si intervenne sul tratto medio scavando un canale chiamato Tergolino, il quale da Camposampiero ancora oggi porta le acque nel Tergola, presso Torre di Burri. Fu però nel secolo successivo che si pensò seriamente alla regolazione del Muson; infatti il 21 febbraio 1612 i veneziani decisero di deviarne il corso per liberare la laguna veneta dalle masse di detriti che la stavano occludendo e perciò il torrente venne immesso nel Brenta all’altezza della periferia di Padova. Per la precisione per spostare in mare la sua foce e per scaricarlo di una certa quantità di acqua fu separato il vecchio corso, chiamato Muson vecchio, dal nuovo, chiamato Muson dei Sassi o Sovrabbondante del Muson. Il primo, che raccoglieva le acque della Rustega e degli altri fiumi di risorgiva, giunto a Mirano, anziché procedere verso Mestre, fu deviato sino a raggiungere Mira e da qui fu fatto scaricare nel Brenta di Fusina. Il secondo, che corrisponde al corso attuale, all’altezza di Camposampiero fu fatto confluire nell’alveo del Vandura, quest’ultimo opportunamente approfondito ed ampliato; da qui giungeva a Pontevigodarzere dove si univa al Brenta. Non bastando, una parte delle acque del Muson venivano estratte per alimentare il Musonello, così il torrente veniva scaricato della portata in eccesso; queste acque poi confluivano nei fiumi Marzenego e Dese.

ROGGIA MUSONELLO

La roggia Musonello è un canale industriale, nato esclusivamente con lo scopo di rifornire di forza motrice i 12 mulini di proprietà dei soci del Consorzio Musonello, che erano situati lungo le sue rive. Percorre i territori dell’Asolano e della Castellana da nord verso sud, mantenendosi strettamente affiancato al torrente Muson sino all’entrata in Castelfranco; uscendo dalla città, dopo essersi biforcato in due rogge distinte (Musonello e Musoncello), si allontana definitivamente dal torrente d’origine, affrancandosi da esso.
In esso scorre, o meglio scorreva in quanto oggi l’alveo è asciutto per buona parte del corso, prevalentemente acqua del Muson; infatti origina in località Casonetto nel comune di Asolo estraendo acqua da esso. Così dall’inizio del XX secolo. Nei tempi precedenti nasceva invece più a sud, precisamente a Spineda, mediante una chiavica di estrazione posta sulla riva sinistra del torrente: gli opifici che operavano a settentrione prelevavano acqua a monte dal torrente principale mediante un breve canale e ve la riportavano a valle.
Nel centro di Castelfranco si congiunge con l’Avenale, il quale attualmente risulta essere l’unica fonte di alimentazione del tratto inferiore del Musonello.
Nel passato ha avuto due funzioni principali: fornire acqua al fossato circuente le mura e fornire energia idrica a numerosi opifici, come mulini, segherie, magli, ecc., attivi nella castellana e nell’asolano, dei quali attualmente restano nel territorio tracce e manufatti. In particolare nel centro urbano di Castelfranco macinavano grazie al Musonello ben 5 mulini l’ultimo dei quali è stato in attività sino a qualche decennio addietro. A partire dagli anni ’20 del secolo passato a quelle testé illustrate si aggiunse un’altra funzione, quella irrigua. Gli utenti dell’acqua del Musonello fin dal XV secolo erano associati nel Consorzio Musonello. A partire dalla seconda metà del XIX secolo la roggia andò incontro ad un progressivo processo di dismissione, responsabile dello stato di degrado nel quale si trovavano i manufatti e della mancanza di acqua nel suo tratto inferiore, finché fu definitivamente disattivata in conseguenza allo scioglimento del Consorzio Musonello, decretato dalla Regione Veneto con la Delibera del 16 Ottobre 1989.

TORRENTE AVENALE

Nasce alla base delle colline asolane, e, attraverso il sistema dei torrenti Cà Mula e Brenton, Cal di Riese e Roi, drena un territorio che va dalla fascia collinare Asolo-Cornuda sino a Castelfranco.
Nel passato l’Avenale nell’entrare il città compiva un percorso diverso dall’attuale, infatti correva al centro della via S. Pio X sino all’incrocio di via Romanina con via Regina Cornaro, poi deviava a 90 gradi per portarsi in via Ospedale. A partire dal 1833, per evitare i danni che le sue esondazioni provocavano alla Piazza del Mercato, esso venne deviato; all’uopo fu costruita la nuova strada di Borgo Asolo nella sede in cui precedentemente si trovava l’alveo dell’Avenale, e il corso di quest’ultimo fu deviato scavando un alveo più profondo che sottopassava la strada da ovest verso est e si portava verso l’attuale Ospedale per immettersi più a sud nel vecchio corso.
Attualmente l’Avenale è collegato agli organi di scarico e di sovrapressione della rete irrigua gestita dal Consorzio Piave, quindi la portata di magra è assicurata dalle acque di detto Consorzio, mentre nelle piene esso funge da scarico delle acque di un bacino imbrifero abbastanza vasto a forma di imbuto con l’apice rivolto verso Castelfranco.
Quando il Musonello aveva ancora acqua, l’Avenale si univa ad esso in Via Ospedale e contribuiva all’alimentazione del fossato; attualmente ne è l’unico responsabile.

L’ACQUA IN CITTA’

Come è ben visibile dal disegno, il centro storico di Castelfranco è attraversato dal Musonello e dall’Avenale, che si uniscono in via Ospedale dando vita ad un unico canale che porta l’acqua nel fossato all’altezza del Ponte di Cà Duodo. Attualmente l’alveo del Musonello, nel tratto che precede la confluenza nell’Avenale è privo d’acqua. Dopo aver circolato nel fossato (il troppo pieno esce dall’angolo sud-ovest), l’acqua torna nei pressi del Ponte di Cà Duodo, dove un setto la separa da quella in entrata, ed imbocca un sifone sotterraneo che le consente di uscire dal fossato e portarsi in Borgo Pieve.
Qui giunta, una parte prende la via del canale che scorre sotto la strada dalla parte di sinistra, chiamato Musoncello, la restante la via di un canale anch’esso tombinato che scorre dalla parte destra, propriamente detto Musonello. Questi due canali, che sotto passano la ferrovia e ritroviamo ad ovest della strada, subito dopo il cavalcaferrovia, si versano a loro volta rispettivamente nei fiumi Marzenego e Dese.
Con l’asterisco sono segnati i siti ove operavano i mulini che macinavano in città e dei quali restano segni e tracce: due di essi si trovavano in Borgo Bassano, un terzo nelle vicinanze del Ponte di Cà Duodo ed infine il quarto in quartiere San Giorgio. Vi era un quinto mulino, situato dietro la Loggia dei Grani, all’inizio dell’attuale Vicolo Hesperia; esso apparteneva alla Comunità di Castelfranco e fu disattivato all’inizio del XX secolo.

 

In città lungo le vie d’acqua erano posizionati ben cinque mulini, di alcuni dei quali restano tuttora segni e tracce. L’ultimo di essi, il mulino Zorzi sito in Via Monte Grappa, è stato in attività sino agli anni ’90 del secolo passato.

 

2014

Vedi gli appuntamenti

Venerdì 3 ottobre ore 20.45

Teatro Accademico di Castelfranco Veneto
Incontro pubblico con proiezione di scatti fotografici della città realizzati “a pelo d’acqua” ad opera dei foto-sub e contributi di esperti sul tema del rapporto acqua-città.
Vedi le foto dell’incontro… 

Sabato 4 ottobre dalle ore 21.00 alle ore 23.00
Centro urbano di Castelfranco Veneto
Suggestiva passeggiata di circa 4 Km in una Castelfranco notturna alla ricerca di rogge e canali che attraversano la città. Saranno presenti gruppi musicali ed esperti del territorio in veste di interpreti delle suggestioni notturne.
Vedi le foto della passeggiata… 

Domenica 12 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 14.30
Da Castello di Godego a Castelfranco Veneto
Stimolante passeggiata di circa 4 Km lungo il Sentiero degli Ezzelini, dal Museo Civico di Castello di Godego al Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto, con soste nei luoghi più significativi.

 

2013

Abbiamo organizzato nel mese di settembre 2013 eventi e manifestazioni al fine di far conoscere alla popolazione il progetto “Castelfranco Veneto città d’acqua” e presentare alcune proposte di valorizzazione di siti legati all’acqua.


Gli eventi sono stati progettati e realizzati insieme a:
Associazione Architetti della Castellana,
Associazione asd CastelfrancoSub,
Conservatorio di Musica “Agostino Steffani”
Museo Casa Giorgione

L’Associazione Architetti della castellana ha elaborato cinque progetti per la riqualificazione e valorizzazione di siti legati all’acqua.

 

Per informazioni

Antonietta Curci
Tel. 340 2269053
antoniettacurci@fastwebnet.it

Simonetta Benetollo
Tel. 338 6211655
37italia.cfv@gmail.com

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